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15817 frasi di esempio con  giovanni

15817 frasi di esempio con giovanni

Giovanni, prefetto e patrizio, abile e rinomato generale, imbarcò a Costantinopoli le forze dell'impero d'oriente;

Animato dallo zelo e dal risentimento, il Commendatore dei fedeli mise in punto tanto in mare che in terra, per la campagna seguente, un armamento più grosso del primo, e fu costretto Giovanni ad abbandonare il posto e le fortificazioni di Cartagine.

Istituitasi sul Calvario una fiera annuale, i mercatanti Italiani fondarono il convento e lo spedale di S. Giovanni di Gerusalemme, culla dell'Ordine monastico e militare, che da poi diede leggi all'isola di Rodi, indi a quella di Malta.

Questo Andronico era figliuolo di Cesare Giovanni Duca, fratello dell'Imperator Costantino (Ducange, Fam.

Le particolarità intorno alla sconfitta e alla prigionia di Romano Diogene leggonsi in Giovanni Scylitzes (ad calcemCedreni, t. II, p. 835, 843), in Zonara (t. II, pag. 281-284), in Niceforo Briennio (l. I, p. 25-32), in Glica (p. 325-327), in Costantino Manasse (pag. 134), in Elmacin (Hist.

Ai piedi del Legato d'Innocenzo, Giovanni d'Inghilterra rassegnò la propria corona;

Il solo possedimento che i Franchi serbassero, si stette nella città e colonia di S. Giovanni d'Acri, da alcuni scrittori indicata sotto il nome più classico di Tolomaide.

Il valore e la politica di Giovanni o Giovannizio, fondarono sopra salde basi il secondo regno de' Bulgari.

Avvenne poi che il sultano d'Iconium sollecitò un parlamento con Giovanni Vatace, la cui artificiosa politica, avea persuaso ai Turchi il consiglio di difendere i lor confini contra il comune inimico;

I Cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme difesero la libertà di Rodi per oltre a due secoli, e cotesta isola, sotto il chiaro lor reggimento, acquistò splendore di ricchezza e di fama:

Il Papa, il Re di Cipro, la Repubblica di Venezia e l'Ordine di S. Giovanni si erano collegati alla lodevole impresa di liberare i mari dal predominio che i Turchi vi avevano acquistato.

Nondimeno Amurat, fosse per prudenza, o per generosità, sospese ancora per qualche tempo questa facil conquista, bastando al suo orgoglio di farsi comparire innanzi per più riprese l'imperatore Giovanni Paleologo e i quattro figli del medesimo, i quali appena ricevutone il comando, alla Corte, o al campo del Principe ottomano si trasferivano.

Il Duca di Borgogna, sovrano della Fiandra, e zio di Carlo VI, non valse a frenare l'ardore intrepido del figlio Giovanni, Conte di Nevers, che partì accompagnato da quattro Principi, cugini di lui e del Monarca francese.

[A. D. 1355-1391] Dopo essersi liberato da un imperioso tutore, Giovanni Paleologo rimase per trentasei anni ozioso spettatore e, a quanto sembra, indifferente della rovina del proprio Impero;

Amurat, corso in Europa, scoperse ben presto e dissipò la congiura, e dopo avere fatto cavar gli occhi a Sauzes, minacciò il suo vassallo Giovanni di riguardarlo come complice del figlio, se nello stesso modo Andronico non gastigava.

Obbedì Paleologo, e per una cautela da barbaro e da insensato, avvolse nel suo decreto l'innocente fanciullezza del principe Giovanni, figliuol del colpevole;

Giovanni Paleologo e Manuele conservarono per sè la Capitale;

Nel tranquillo sogno della sua monarchia, le passioni del vecchio Giovanni sopravviveano alla sua ragione e alle sue forze;

Anzichè far plauso ai buoni successi del suo vassallo, il Sultano de' Turchi chiese Bisanzo come sua proprietà, e avutone rifiuto dall'Imperatore Giovanni, fece soffrire alla Capitale i congiunti flagelli della guerra e della carestia.

Due frati, Giovanni de Plano Carpini e Guglielmo Rubruquis, e il Nobile veneto Marco Polo, mossi da zelo, ovvero da curiosità, visitarono nel secolo decimoterzo la Corte del Gran Kan.

L'Autore allude qui all'Apocalisse, cioè rivelazioni di S. Giovanni, diretta alle sette società cristiane della Grecia, cioè d'Efeso, di Smirne, di Pergamo, di Filadelfia, di Tiasira, di Laodicea e di Sardi;

Intorno ai regni di Giovanni Paleologo e del figlio di lui Manuele dal 1354 al 1402, si consultino Duca (c. 9-15), Franza (l. I, c. 16-21) e il primo e secondo libro di Calcocondila, che in mezzo ad una moltitudine di episodj annegò il suo principale argomento.

Tuttavia la nobil terra di san Giovanni in Persiceto ritien questo nome nel distretto di Bologna.

Odasi ora Giovanni Diacono[607], autore vicino a questi tempi, nelle vite de' vescovi di Napoli, da me date alla luce.

Giovanni Diacono, autore contemporaneo, nelle vite de' vescovi di Napoli lasciò scritto che papa Leone fugiens ad regem Carolum, spopondit ei, si de suis illum defenderet inimicis, augustali eum diademate coronaret.

e solennizzata in quest'ultima città la festa di s. Giovanni Battista, passò dipoi in Francia.

In questi tempi, per attestato di Giovanni Diacono, era console, ossia duca di Napoli, Teofilatto, marito di Euprassia, figliuola del precedente duca e vescovo di Napoli Stefano.

Era stato eletto vescovo di Olivola Castello (oggidì parte della città di Venezia) Cristoforo, uomo greco, col favore di Giovanni doge di Venezia, e per raccomandazione di Niceforo imperadore.

Ma essendo in discordia i tribuni di Venezia col doge, scrissero a Giovanni patriarca di Grado, pregandolo di non volerlo consecrare.

A questo avviso andò sì mattamente nelle furie il doge Giovanni, che preso seco Maurizio doge suo figliuolo, con una squadra di navi e di armati volò contro la terra di Grado;

Intanto era stato eletto patriarca di Grado Fortunato da Trieste, parente dell'ucciso patriarca Giovanni.

Nello stesso tempo procurò che il popolo dichiarasse suo collega nel ducato Giovanni l'altro suo figliuolo.

Il padre, che teneramente l'amava, pentito di avergli recato questo disgusto, degradò il figliuolo Giovanni, e il mandò in esilio a Jadra, oggidì Zara, con far eleggere dipoi suo compagno nel ducato non solamente il suddetto Giustiniano, ma anche Angelo di lui figliuolo.

Irritato da quest'azione Giovanni, dalla Dalmazia si portò alla corte dell'imperador Lodovico, qui in Pergamo erat, per implorare il suo patrocinio.

Vennero loro incontro i due dogi, cioè il suddetto Pietro e Giovanni suo figliuolo, sino a san Michele di Brondolo con suntuoso accompagnamento, e fecero loro quanto onore poterono.

In segno poi di amore e di pace esso Augusto tenne al sacro fonte un figliuolo del medesimo doge Giovanni.

Potrebbe nondimeno essere che più tardi succedesse la fabbrica di questa città, scrivendo Giovanni monaco, autore della Cronaca di Volturno, che Landolfo conte di Capua nell'anno 841, abbandonata Capua vecchia, portossi ad abitare nel monte Triflisco, con altro nome chiamato Sicopoli, e da lì a tre anni morì, cioè più tardi di quel che suppose Camillo Pellegrino.

Quest'anno riferisce il padre Mabillone un avvenimento preso dall'Italia sacra dell'Ughelli, cioè la fabbrica del monistero di san Bartolomeo di Ferrara, e la presa e distruzion di Comacchio fatta dalle armi de' Veneziani, irritati perchè Marino conte di quella città avesse carcerato Badoario nipote di Giovanni doge di Venezia, nell'andare ch'egli faceva a Roma, e datagli anche una ferita, per cui si morì.

Ma dirò ben questo con verità, ch'io più volte cercai di rimuovere don Giovanni de Manriquez da quella istanza ch'egli faceva che fosse fatto cardinale dopo che fu purgato, e anco domandato io da papa Giulio in coscienza mia quel che avrei detto nel voto mio se l'avesse voluto far cardinale, gli risposi:

se ancora non son vere, quantunque io potessi desiderare che vostra santità compiacesse al signor don Giovanni che se ne piglia per punto d'onore, e per affronto, e ne tiene inimicizia col cardinale di Carpi, nondimeno io non darò mai altro voto in favor suo, se non che me ne rimetterò alla coscienza di vostra santità ch'è papa».

Forse col titolo di Pasquino in estasi, ragionamento di Marforio e Pasquino, il dialogo fu scritto originariamente in italiano, qual si trova manoscritto nella biblioteca ducale di Gotha, poichè v'è qualcosa che manca nelle stampe latine, come il passo relativo a Giovanni Valdes, che daremo qui sotto.

Questo, fra mille altri passi, può contraddire a quanto raccolsero i satirici, e più estesamente Giovanni Giorgio Fueslino, Conclavia Romana reserata, e testè il signor Petrucelli Della Gattina, Hist.

E notizie quotidiane riceveva il duca Cosimo dal Concilio, al quale teneva come proprio ambasciadore Giovanni Strozzi;

appresso a lui il duca di Wirtemberg, poi il marchese Carlo di Baden, poi il figlio del landgravio, il quale neanco il giorno innanzi era stato in consiglio, poi Giovanni Giorgio palatino.

Per le quali cose il sopradetto duca Giovanni Federico, non solo non ha voluto consentire, ma è partito in collera contro li principi chiamati sacramentarj, e ha insomma fatto un gran rumore.

«non venne proclamato Giovanni Battista Niccolini di Roma, quantunque la Sezione fosse di sentimento ammetterlo sebbene non Toscano.

Tentò Giovanni Comneno imperadore, padre di Manuello, di far lega contra di Ruggieri col re Corrado, siccome abbiamo da Ottone Frisingense.

Pare che non s'accordi colle notizie fin qui addotte la Cronologia di Andrea Dandolo, mentre egli scrive, che Pietro Polano doge di Venezia nell'anno diciottesimo, del suo ducato, cioè nel 1148 dopo aver messa insieme l'armata per andare a Corfù infermatosi, dopo aver dato il comando d'essa flotta a Giovanni suo fratello e a Rinieri suo figliuolo, se ne tornò a Venezia.

Giovanni da Bazzano negli Annali di Modena, dopo aver notata la rotta suddetta de' Piacentini, aggiugne che in quest'anno la terra di Nonantola fu distrutta dai Modenesi.

Scrive ancora Giovanni da Ceccano, che papa Eugenio nel dì 10 di maggio andò a Castro, e vi dedicò la chiesa di santa Croce, e nel dì 27 d'ottobre dedicò la chiesa del monistero di Casemaro, dopo di che tornò a Segna.

Giovanni da Ceccano aggiugne, ch'egli entrò in Roma nel dì 6 di settembre.

ed attaccata la zuffa, che fu ben dura e sanguinosa per l'una parte e per l'altra, restò in essa ucciso il conte con Giovanni duca di Traversara, il più nobile dell'esarcato di Ravenna, e con altri.

Giovanni da Ceccano, nella Cronica di Fossanuova, attesta il contrario;

Rimase prigione in tal congiuntura Costantino Angelo generale della greca flotta, e zio dell'imperadore, con Alessio Comneno, Giovanni duca e molt'altra nobiltà e gente, che fu inviata in Sicilia.

Era presente all'elezione suddetta esso Ottaviano cardinale di santa Cecilia, di nazione Romano, ed ebbe anche pel pontificato due miseri voti da Giovanni cardinale di san Martino e da Guido da Crema cardinale di san Callisto.

Abbiamo inoltre da Sire Raul[2080] che Giovanni cardinale nativo di Anagni, legato di esso papa Alessandro, tertio kalendas martii, trovandosi in Milano nella chiesa metropolitana insieme coll'arcivescovo di quella città Oberto, dichiarò scomunicato Ottaviano antipapa e Federigo imperadore.

Intanto papa Alessandro, per attestato di Giovanni da Ceccano, acquisivit totam Campaniam, et misit in suo jure[2081].

e che a San Giovanni di Laune, oppure a Besanzone si tenesse un concilio, dove si presentassero i due contendenti, per esser ivi esaminate le ragioni d'ambedue le parti.

Restavano tuttavia in vita due soli cardinali scismatici, cioè Giovanni da san Martino e Guido da Crema.

11. Essendo in questi tempi mancato di di vita Giulio vescovo di Palestrina, lasciato da papa Alessandro per suo vicario in Roma, fu sostituito in suo luogo Giovanni cardinale de' santi Giovanni e Paolo, il quale, a forza di danaro e di esortazioni, indusse il popolo romano a giurar la solita fedeltà ad esso pontefice, e regolò ancora a suo volere il senato.

11. Essendo in questi tempi mancato di di vita Giulio vescovo di Palestrina, lasciato da papa Alessandro per suo vicario in Roma, fu sostituito in suo luogo Giovanni cardinale de' santi Giovanni e Paolo, il quale, a forza di danaro e di esortazioni, indusse il popolo romano a giurar la solita fedeltà ad esso pontefice, e regolò ancora a suo volere il senato.

tuttavia, non volendo trascurar cosa alcuna, inviò coll'ambasciator suddetto in Levante il vescovo d'Ostia e il cardinale de' santi Giovanni e Paolo, principalmente per trattar della concordia, ed anche per iscorgere che fondamento si potea far de' Greci per l'altro negozio.

Giovanni da Ceccano nella sua cronica di Fossanuova ne fa morti sei mila, e molte altre migliaia di rimasti prigioni.

perciocchè da una lettera di Giovanni Sarisberiense fra quelle di san Tommaso Cantuariense si raccoglie che i Romani stettero saldi nell'ubbidienza di papa Alessandro III, nè di Pasquale si parla nel giuramento dei Romani rapportato nella sua Cronica da Gotifredo monaco di san Pantaleone presso il Freero.

Abbiamo nondimeno da una lettera di Giovanni Sarisberiense che seguì fra loro qualche baruffa colla peggio di Federigo, il quale in fugam versus est, come si può vedere fra le lettere di san Tommaso Cantuariense.

Le città di Messina e di Palermo tumultuarono, e contribuì ad accendere quel fuoco Giovanni cardinale Napoletano, uomo sol fatto per ismugnere danaro;

Fra le lettere di san Tommaso arcivescovo di Cantuaria, una se ne legge di Giovanni Sarisberiense, riferita anche dal cardinal Baronio, dalla quale si ricavano varie particolarità.

Abbiamo da Giovanni da Ceccano, da Romoaldo Salernitano e da altri storici che l'antipapa Pasquale III, ossia Guido da Crema, mentre stava nella basilica di san Pietro fuori di Roma, fu chiamato da Dio al rendimento de' conti.

Tuttavia gli scismatici non si quetarono, e si trovò un Giovanni abbate di Struma, uomo apostata e pieno di vizii, che si fece innanzi ed accettò il falso papato, con assumere il nome di Callisto III.

Rainone signore di essa città, veggendosi a mal partito, trattò d'accordo con Giovanni, lasciato prefetto di Roma dall'imperador Federigo, e gli cedette quella città, con riceverne in contraccambio Monte Fiascone e il borgo di San Flaviano, senza farne parola col papa, da cui pure egli riconosceva quella città, e con assolvere dal giuramento i Tuscolani, i quali si crederono col nuovo padrone di esentarsi dalle molestie de' Romani.

Questi barbarismi, che si leggono ancora nella cronaca di Giovanni Villani, erano in uso nel popolo da tempi antichissimi, perchè il popolo prende volentieri quelle desinenze che piacciono all'orecchio.

Nella introduzione alla mia traduzione in tedesco di alcune poesie di Giovanni Meli, ho gettato uno sguardo sulla poesia siciliana dai tempi di Ciullo fino a quelli di Meli, ma senza occuparmi della poesia popolare.

Difatti i noti poeti siciliani come don Antonio Viniziano, il marchese Rao, Vitale da Gangi, Giovanni Meli, Domenico Tempio e Ignazio Scimonelli sono poeti letterati, quantunque essi abbiano scritto in quello stesso idioma nel quale il popolo anonimo compone le sue belle canzoni.

Di questo talento ha dato una prova Giovanni Meli nel suo Ditirambo che io ho tradotto.

Il Vigo racconta di aver assistito a Palermo ad una tenzone pacifica il giorno di S. Giovanni:

Ecco che nella macchina preparata per accogliere il santo salgono cinque poeti, Antonio Russo, un ragazzo condotto da suo padre, un fabbro, Giovanni Pagano, il ciabattino Andrea Pappalardo e il contadino Salvatore da Misterbianco.

Uno dopo l'altro cantano le virtù ed i miracoli di S. Giovanni e poi comincia la tenzone.

«Meno noto degli Ultimi giorni, ma non meno felicemente riuscito parmi l'Euphorion di Ferdinando Gregorovius... il traduttore di Giovanni Meli.

L'Acradina, che nel passato si elevava come il più florido quartiere accanto a quelli di Ortigia, Tica, Napoli ed Epipoli, non offre più oggi che cumuli di macerie frammiste a piantagioni di ulivi e di altri alberi fruttiferi, le vaste latomie o cave di pietre, ruine di bagni che portano il nome di Agatocle, ecc., oltre alle catacombe o grotte di S. Giovanni, incavate nel tufo calcareo.

Lodovico, a cui non dava il cuore di far ritorno in Benevento contra i giuramenti fatti, fu tosto soccorso da Giovanni VIII, che ad Adriano II poco prima era succeduto, il quale dichiarando non poter essergli d'ostacolo i giuramenti dati così per forza e con tanta indegnità, l'assolvè di tutte le promesse fatte a' Beneventani.

Molte ne fece dare in luce Eimondo Bonafede, moltissime altre Giovanni Leunclavio e Carlo Labbeo, e gran parte d'esse possono leggersi così greche, come latine appresso Leunclavio, e nel Corpo di Dionisio Gotofredo, il quale parte per interpretamento d'Errico Agileo, parte di Bonafede, le unì a' suoi volumi.

Cujacio ne annovera moltissimi, Stefano, Niceo, Taleleo, Isidoro, Eustazio, Eudossio, Calociro, Sesto, Callistrato, Lione, Foca, Modestino, Domnino, Gobidas, Cumno, Giovanni, Agioteodoreto, Doxapater, Gregorio, Garidas, Bestes, Bafio e Teofilo:

Le sue ragioni sono raccolte in una serie di lettere che vanno dal 1792 al 1800, dirette al Baronio, al Vassalli, al Giovanni Aldini, a Tiberio Cavallo a Londra e al prof. Gren di Halle, che sono un modello di logica e di metodo sperimentale.

* * * A Roma, dove per lo studio delle statue antiche e per la fama della scuola, ma anche, e più forse, per abitudine, traevano molti, fiorivano allora Luigi Agricola, Gioacchino Serrangeli, Giovanni Silvagni, Luigi Rubbio e molti altri.

Un altro insigne artista, Giovanni Duprè, ne lasciò questo ritratto:

Dapprima però anche il Mozart seguì la scuola napoletana, ma con la scorta del Bach, dell'Händel, del Gluck e dell'Haydn s'avanzò rapidamente per correre il proprio cammino col Matrimonio di Figaro, col Don Giovanni e col Flauto Magico.

Vogliamo insomma sostituire, nelle immaginazioni, giovanili, alla figura stucchevole del Don Giovanni, quelle violente e dominatrici di Napoleone, di Clémenceau e di Blériot.

Novella inedita di Giovanni Sercambi, Lucca, 1865, (tirata a 30 esemplari).

Questa novella con altre dello stesso autore fu poi ripubblicata dal prof. D'ANCONA, Novelle di Giovanni Sercambi, Bologna, 1871, p. 265 sgg.

L'ambizione di Giovanni Galeazzo non era sazia giammai, e voleva per ogni modo quel principe lasciare ai secoli venturi la fama di sè medesimo.

(1402) A tale stato di prosperità era giunto Giovanni Galeazzo Visconti nell'anno 1402, che tutto si piegava sotto la potenza di lui.

Fu veramente magnifica e reale la pompa funebre che si celebrò in Milano per Giovanni Galeazzo I

città tutte staccate dal ducato, il quale doveva pure, in virtù del diploma e colla legge de' feudi, passare interamente nel primogenito, che era Giovanni Maria.

Del duca Giovanni Maria, e del terzo ed ultimo duca Visconti, Filippo Maria.

(Giovanni di Melzo priore — Raffaele — Promulgata alle scale del palazzo, e per i soliti luoghi della città, da Bertolio da Forlì, trombetta, il giorno di giovedì 14 di novembre, premesso il suono delle trombe e dei pifferi.

e tale è la lettera di Giovanni Teruffino ai signori Rafaele e Barnaba Adorni, genovesi, che ritrovasi nell'archivio di città — Codice C, fogl.

Il prefato Giovanni Galeazzo riconobbe dal popolo milanese il ducato stesso e la contea, il che tornò in grandissimo pregiudizio dell'Impero, e perchè è di consuetudine del sacro romano Impero di non mai investire alcuno di qualche Stato da esso dipendente, se questo egli usurpò col fatto, e da altri lo abbia riconosciuto.

[307] Giovanni Andrea da Prato è l'autore che io scelgo per guida, or che il Corio cessa di raccontare.

Il conte Guido Rangoni, Giovanni de' Medici, principe della casa di Toscana, Girolamo Morone, vi si trovarono parimenti.

Giovanni de' Medici, montato su di un caval turco, arditamente fu il primo a passar l'Adda, il che animò l'esercito a seguirlo.