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772 frasi di esempio con  r

772 frasi di esempio con r

la quarta (c. 9 r) e la quinta (c. 10 r) rappresentano una battaglia di cavalleria.

la quarta (c. 9 r) e la quinta (c. 10 r) rappresentano una battaglia di cavalleria.

e tirando diritto, ora di trotto ora di galoppo, attraversava il villaggio di R..., che il sole era andato sotto del tutto.

Questa in verità non poteva da principio essere migliore, e il sole s'era alzato di poco, che già il calesse aveva oltrepassata la terra di R... intorno alla quale giostrava una grossa banda d'Alemanni, che sciupavano i prati altrui, immollandosi nella guazza a procacciarsi doglie per la vecchiaia.

Anzi qui giova aggiungere che tutti e quattro gli esemplari sono recusi su que' piccoli pezzi di rame che si battevano a Venezia ne' primi anni del secolo XVII e che portavano dall'un de' lati il busto della Vergine attorniato dalle iniziali * R * C * L * A * ([I[Regina Coeli Laetare Alleluja]I]), e che furono fabbricati in gran quantità dalla zecca nostra specialmente negli anni 1626 e 1632.

r) Nella biblioteca della Universitá di Utrecht.

le bambole dal r

un circoletto, interrotto, dalla figura, separa l'iscrizione " C R I S T O F O R V S punto M A V R O punto D V X".

un circoletto, interrotto, dalla figura, separa l'iscrizione " C R I S T O F O R V S punto M A V R O punto D V X".

un circoletto, interrotto, dalla figura, separa l'iscrizione " C R I S T O F O R V S punto M A V R O punto D V X".

Leone accosciato nimbato col libro dei vangeli nelle zampe anteriori, in un circolo, attorno "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I, tre punti a destra".

"croce punto S punto M A R C V S spazio V E N E T I punto".

manca il circolo attorno la testa del doge "C R I

S T O F O R V S punto M A V R O punto D V X".

S T O F O R V S punto M A V R O punto D V X".

Croce accantonata da quattro bisanti, entro un cerchio di perline, attorno "croce punto C R I S T O F O R V S punto M A V R O punto".

Croce accantonata da quattro bisanti, entro un cerchio di perline, attorno "croce punto C R I S T O F O R V S punto M A V R O punto".

Croce accantonata da quattro bisanti, entro un cerchio di perline, attorno "croce punto C R I S T O F O R V S punto M A V R O punto".

Busto di San Marco con aureola in un cerchio di perline, attorno "croce punto S punto M A R C V S punto".

Croce patente "croce C R I S T O F punto M A V R O punto D V X".

Croce patente "croce C R I S T O F punto M A V R O punto D V X".

Leone accosciato col Vangelo fra le zampe anteriori "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I".

il santo veste abiti sacerdotali ed ha il nimbo di perline "punto S A N T V S punto spazio punto M A R C V S punto".

Saint-Pétersbourg 1 r 25 k NOI FUTURISTI.

TRIPERUNO V enuti al fine de l'orribil metro E ran li cantator empirei, quando R uppesi un sòno fuor de la capanna, U n sòno di percosse e battiture M eschiate con minacce ed altri gridi.

R isse, discordie, gare, aspri litigi E sser fra lor non odi ancor diffora?

LAMENTO DI CORNAGIANNI P iangeti meco, voi fiere selvatiche, V oi sassi alpestri, voi monti precipiti, R ipe, virgulti e stipiti:

O incommutabile, O giustissimo Dio, perché non subito R isguardi a noi?

S'udí una voce dirvanne felice! C osí di que' pastori giacque il padre, O rbato d'esta vita, ma in ciel suso R apito a l'altra;

e l'empio mercenaro R imase de gli armenti possessore, V olgendo e' be' costumi de gli antichi P astori audacemente in frode e furti, T anto che le sampogne e dolci rime A ndati sonsi e d'arme sol si parla.

TUMULO DEL CORNAGIANNI «E cco, del monte congregaciò nella R uppegran pianto pel suo cor Narciso.

F iumi di latte, laghi di falerno, V alli di macaroni e lasagnette, E cco mi veggio intorno, e poggi ed alte R upi di cacio duro e sodo lardo, A cque stillate de capponi grassi, T orte, tortelli, gnocchi e tagliatelle.

R otavasi giá 'l mondo a gli occhi miei, E sottosopra il mar, la terra, il cielo G iran intorno e fannomi qual foglia V olar al vento, e gli arbori, le ripe, L e spiagge mi parean cotanti veltri A i fianchi de le capre gir correndo.

R apito poi con elli il mio cervello, I n un momento scorse l'universo S enza posarsi mai, senz'ulla tregua.

Triperuno!Ed ecco in mezzo R atto mi vidi posto d'una turba.

cantate, bocali! E cce menestrarum quae copia quantaque stridet R ostizzana super brasas squaquarare bisognat.

C urrite, gnoccorum smalzo lardoque colantum O conchae, plenique cadi plenique tinazzi! R umpite brodiflues per stagna lasagnica fontes, E rrantesque novo semper de lacte ruscelli!

P ande tuae, Merline, fores spinasque catinae, V ernazzam gregumque simul corsumque bevandae T rade todescanae, donec se quisque prophetam R erum cognoscat venientum qualis et ipse est, E t quisquis cyatosque levat vodatque caraffas! T alia dum loquimur, somno demergimur alto.

V enit at interea mihi trippiger ille Cocaius, I lle, inquam, cui panza pedes cascabat ad imos R umpebatque uteri multa grassedine pellem.

R elligio quaenam melior, quae tam bona lex, quam E sse hac in vita, qua vivimus absque travaio?

R idi, cor mio, ché cosa verisimile T ornar un'alma a Dio non è, ma futile.

an sic R ecte recta canis?

TRIPERUNO N é per speranza d'altri beni, V oglio per alcun pregio for di qui R eddurmi ad altri piú felici . S ciocco sperar il ben ch'anco non è! I o nacqui solo per gioir qua giú: N oi dunque in terra e Dio nel ciel si sta;

TRIPERUNO R iposte cime, poggi ombrosi e colli, E voi di lardo e di persutto ripe, D ensi antri d'onto e tripe, E mpíti noi, che pieni e ben satolli A vostro onore scoppiaremo versi, T a' forse, che non mai sonôr tersi!

MERLINUS P annadae hinc abeant, aqua coctaque febribus apta! R adices herbaeque habiles in pascere capras, I te ad menchiones, ite ad saturare legeros, S tant qui per boscos, per montes perque cavernas T essere sportellas, tenuatum battere corpus, I nglutire favas, giandas ac millia quae fert N atura et porcis et asellis atque cavallis! A t nos hic melius starnae turdoque studemus.

TRIPERUNO N on sia cagion che mai da te mi scioglia, O mio maestro e guida, R iposo, oggetto mio, mia scorta fida! M angiamo dunque e rallentamo i fianchi, A cciò ch'un bon castron da noi si franchi.

MERLINUS P ersutti accedant primo, bagnentur aceto, A pponatur apri lumbus, cui salsa maridet, T ripparumque buseccarumque adsit mihi conca, R ognones vituli lessi sapor albus odoret, I nsurgant speto quaiae, mostarda sequatur! S ic vivenda vita haec:

A mo l'alta virtú che 'n diversa R egna piú ch'in Aracne od ella istessa I nventrice de l'ago e bel trapunto.

R ompeva la meschina l'aere intorno C on alte strida e suon di petto e mani.

R atto m'avvento al fondo d'un vallone: E cco vidi Galanta in un instante N on esser piú Galanta, ma curvarsi T utta ritratta, e capo e braccia e gambe, I n una picciol forma di mustella.

S tettesi la malvagia su duo piedi T utta minace in vista e neghittosa. R esto ancor io nel folto d'una macchia, V edendo lei ma non da lei veduto. C essò dunque la vecchia scellerata T ener piú via d'avermi allor nel griffo; O nde, quindi partita, io mi discopro R itornando a veder ov'è Galanta.

S tettesi la malvagia su duo piedi T utta minace in vista e neghittosa. R esto ancor io nel folto d'una macchia, V edendo lei ma non da lei veduto. C essò dunque la vecchia scellerata T ener piú via d'avermi allor nel griffo; O nde, quindi partita, io mi discopro R itornando a veder ov'è Galanta.

R amparsi lungo al fusto d'un sambuco E cco la veggio, oh quanto vaga e snella, L eggiadra, pronta, sedula, sagace! I o la richiamo come far solea:

V enni a Perissa finalmente, dove R estar non volse Fúlica, ché 'l loco E ra d'errori e soperstizia pieno.

R imasi d'alma privo, ma nel dolo V ivendo sempre tanto piansi ed arsi, A rsi d'amore, piansi di dolore, M orte chiamando ognor, che al fin privato I o fui de gli occhi e d'ogni sentimento.

] F ortuna, con soi larghi e pronti G iri R otandosi, nel volto ad altri R ide, A d altri pur par sempre che s'ad I ri. N on so, Grifalco mio, che me ne F ide: C ostei veggio ch'a molti spenna le A le E dal ciel tratti in terra li col L ide, S i come Borea fa de le ci C ale.

] F ortuna, con soi larghi e pronti G iri R otandosi, nel volto ad altri R ide, A d altri pur par sempre che s'ad I ri. N on so, Grifalco mio, che me ne F ide: C ostei veggio ch'a molti spenna le A le E dal ciel tratti in terra li col L ide, S i come Borea fa de le ci C ale.

Sostituisce parimenti volentieri la r alla l, dicendo, ad esempio, der teatro invece di del teatro.

vui, signur spus, iv daruma d'intende Che l'uma purtà ste fiur p'r chi n'y e fasse vende[405].

Che bel piasì ch' l'è p'r mi Esse si tant bin vestì.

Ma, avend sentì che, p'r mia mercede, Am fasìu vnì a pusséde Tüta la bela cumpagnia D' sta spusiña tant'alegra e ardìa, Sübit sunt vultame in alegrìa.

Mi vöi pa cum a fan certi fasöi Ch'as fan d'tuiru fin an s'y öi, Pöi a fan nen testament p'r nen discürbì i so anbröi.

i vöi agiüsté bin i me afé, P'r ch'ai sia pöi nen da litighé.

che lu vöi cuntenté P'r l'ultima scritüra che i l'ai da .

Tüta la mia piüma pi fiña Ch'a serva a la pajas'tta p'r büté ant cula cün'tta.

R RABANO (Mauro), monaco da prima nel monastero di Fulda e morto quindi arcivescovo di Magonza sua patria l'anno 856, aveva studiato la musica, e cercò d'inspirarne il gusto a' suoi allievi.

Il dottor R*** c'è?

Nel salottino attiguo dove entrò, il Professore vide il giovane elegante dottor R*** che si levava dal suo tavolo e diceva:

See http://archive.org/details/curiositpopola02pitruoft Nota del Trascrittore [V] = versicle (versetto) [R] = response (risposta) CURIOSITÀ POPOLARI TRADIZIONALI PUBBLICATE PER CURA DI GIUSEPPE PITRÈ VOL.

quest'era mezzo bleso, mutando nel parlare la r in un misto d'r e d e la l in d. Or trovandosi un giorno della Settimana Santa nella Chiesa del monistero del Salvadore, si faceva ivi una funzione, che si conduceva in un lenzuolo un simulacro di Cristo morto;

quest'era mezzo bleso, mutando nel parlare la r in un misto d'r e d e la l in d. Or trovandosi un giorno della Settimana Santa nella Chiesa del monistero del Salvadore, si faceva ivi una funzione, che si conduceva in un lenzuolo un simulacro di Cristo morto;

el più che tu puoi in Firenze e r ....

L'altro Giafa'r soprannominato Thiket-ed-dawla, figliuolo di Akhal, si scusava in rima delle promesse non compiute per la malignità di sua fortuna.

Est-ce que ce n'est pas-ici le 1.e r Régiment Etranger?

C'est bien le 1.e r Etranger, comme vous dites.

abbandonarono la forma passiva amor (sono amato), che, caduto l’r, si confondeva con l’attivo amo, e vi sostituirono l’ausiliare essere col participio passato;

1050 (S) e Riccardiano 1053 (R), tutti del principio del secolo decimoquinto.

805, che è una copia tratta da R dall’erudito settecentesco Anton Maria Biscioni.

e R presentano una maggiore conformitá esteriore, perché recano chiose a margine e numeri progressivi delle lezioni, che mancano in e S;

ma l’insieme dell’analisi porta a credere che sian tutti e quattro apografi di quel medesimo «originale», dal quale esplicitamente si afferma copiato a p. 71, e al quale si riferisce a c. 27 r, col. , allo stesso proposito del precedente, cioè per giustificare come la digressione sulla «fama» (pres.

UNO (porgendo aperto a uno degli altri due un bellissimo portasigarette d'oro, e parlando coll'r aristocratica).

inno alla putredine, dove prorompe la gamma di tutte le r, dove l'orecchio sembra discernere tutte le parole non liete:

Così tutti conoscono nel popolo di R....

Cuasi nulla—Ha strozzato'r suo padrone (Cento sonetti.

R... Tre colpi doppi:

Signore, Ho letto io le sue lettere dirette ad Edith R..., mia cugina.

Cod. L, II, 14 della Nazionale di Torino, f. 360 r e v. DUNLOP-LIEBRECHT, Geschichte der Prosadichtungen, Berlino, 1851, pp.

Transit ab R Gerbertus ad R post papa vigens R. «Questo Gerberto, ascendendo, poco dopo compiuto il millennio, dall'abisso della permissione divina, fu papa quattr'anni, mutato il nome in Silvestro secondo;

Transit ab R Gerbertus ad R post papa vigens R. «Questo Gerberto, ascendendo, poco dopo compiuto il millennio, dall'abisso della permissione divina, fu papa quattr'anni, mutato il nome in Silvestro secondo;

Sepultus ergo Rome est, et super eum huiusmodi epitaphium inditum: Scandit ab R Gerbertus ad R post papa vigens R. Huius vero nunc antistitis sepulcrum fertur tale indicium de Romani pontificis morte conferre, ut paululum, antequam ipsius instet finis, tantam de se humoris inundantiam effundat, ut in circuitu sui lutum faciat.

Sepultus ergo Rome est, et super eum huiusmodi epitaphium inditum: Scandit ab R Gerbertus ad R post papa vigens R. Huius vero nunc antistitis sepulcrum fertur tale indicium de Romani pontificis morte conferre, ut paululum, antequam ipsius instet finis, tantam de se humoris inundantiam effundat, ut in circuitu sui lutum faciat.

Car par R comence Rains, Et de Ravenne premerains, 15455 Est R li mos;

Car par R comence Rains, Et de Ravenne premerains, 15455 Est R li mos;

I. Ego R (Rogerius) Dei gratia Princeps, et Dux Apuliae, Siciliae, et Calabriae Comes, concedo tibi Domino R (Raimundo) eadem gratia Comiti Barcinonensi, per honestissimos legatos tuos, videlicet Petrum Archidiaconum;

I. Ego R (Rogerius) Dei gratia Princeps, et Dux Apuliae, Siciliae, et Calabriae Comes, concedo tibi Domino R (Raimundo) eadem gratia Comiti Barcinonensi, per honestissimos legatos tuos, videlicet Petrum Archidiaconum;

Ego R (Raimundus) Dei gratia Barcinonensis Comes iuro, et assecuro tibi Domino Rogerio eadem gratia duci, quod ibo in Kal.

Il nome del padre è scritto h n f r i e, mettendovi le vocali, tornerebbe a Hunfroi, o meglio Humfroi.

R Ragevino, 244-245.

R RACCOLTA DI AVVERTIMENTI E RICORDI per conoscer la peste per guarirsi e preservarsi;

Éditions de «Prométhée» Saint-Pétersbourg 1 r 25 k =Noi Futuristi.= Edizioni Quintieri.